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Realtà virtuale e le implicazioni oltre l’intrattenimento

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Realtà virtuale e le implicazioni che vanno ben oltre l’intrattenimento, Nei quasi quindici anni di esperimenti gli esperti hanno verificato in molteplici test la potenza di questa tecnologia. Basta infatti un’unica esperienza di realtà virtuale per incidere nella nostra psicologia. Nel corso di un test, per esempio, i ricercatori hanno constatato come alcuni volontari impegnati nell’abbattimento di un albero virtuale abbiano in seguito utilizzato meno tovaglioli per pulire un liquido rovesciato rispetto a quelli che non avevano svolto quell’unica esperienza immersiva, che evidentemente ha prodotto in loro una consapevolezza più spiccata nei confronti dello spreco della carta. Altri esperimenti, come quelli dell’Emblematic Group orientati alla produzione di contenuti per la realtà virtuale che possano far rivivere alle persone esperienze traumatiche, navigano sulla stessa linea. La giornalista Nonny de la Peña, che guida la società, ha prodotto progetti nei quali ha posto gli utenti nei pressi di episodi violenti come il coma diabetico di un homeless a Los Angeles o un bombardamento in Siria. Con effetti devastanti e pianti ininterrotti.

[/vc_column_text][vc_single_image image=”10076″ img_size=”full” alignment=”center” title=”Realtà virtuale e le implicazioni oltre l’intrattenimento”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]La prova del nove sta d’altronde nell’uso inverso che da tempo si fa della realtà virtuale in termini riabilitativi. Un tempo frontiera della ricerca, promette anch’essa di espandersi con l’abbattimento dei costi e la diffusione dei nuovi visori, più economici delle attrezzature del passato: con la ricostruzione computerizzata di situazioni potenzialmente critiche per trattare disturbi del comportamento e alimentari, fobie, ansie e psicopatologie lievi di diverso tipo si ottengono buoni risultati. Lo dimostrano gli studi dell’italiano Giuseppe Riva che dal 1997 indaga questo ambito. Si tratta appunto della constatazione inversa del profondo effetto psicologico delle esperienze di realtà virtuale. Che vanno dunque oltre una mera proposta d’intrattenimento ma sfiorano la sovrapposizione alla vita vera.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]”Non dovremmo immaginare la realtà virtuale come un’esperienza legata al mondo dei media – ha d’altronde confermato Bailenson, che ha anche fondato un altro laboratorio privato con cui riabilita giocatori di football grazie a queste tecnologie – dovremmo piuttosto pensarla come un’esperienza e basta”. Ecco perché presto, secondo molti osservatori, dovranno arrivare delle regole chiare. Degli standard per i contenuti in seguito ai quali – c’è da scommetterci – come in un film alla “Existenz” di David Cronenberg fioccheranno “mercati paralleli” di esperienze virtuali non ufficiali, magari violente o pornografiche, e bandite dai canali ufficiali. “Dobbiamo stare molto attenti” ha aggiungo al quotidiano di Washington Alex Schwartz dell’Owlchemy Labs. E se per il momento i responsabili dello sviluppo, concentrati d’altronde ancora troppo sui dispositivi e poco sui contenuti, glissano elegantemente su questo dark side della realtà virtuale di cui nessuno sembra preoccuparsi troppo, gli investitori sembrano già guardare ben oltre lo stretto steccato dell’intrattenimento.

Fonte : https://www.repubblica.it/ \ 04 GENNAIO 2016[/vc_column_text][vc_single_image image=”10078″ img_size=”full” alignment=”center”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

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